Il piroscafo inglese Nova Scotia - inchiesta sull'affondamento
Molte persone ignorano i fatti che sono accaduti nel passato che hanno coinvolto dei nostri connazionali durante l’ultimo conflitto mondiale. E’ il caso dell’affondamento del piroscafo inglese Nova Scotia avvenuto il 28 novembre 1942 nel Canale di Mozambico (Oceano Indiano) a seguito del siluramento da parte del sommergibile tedesco U-177.
L'autore, nato in Eritrea, nel 2004, dopo quasi 50 anni dal rimpatrio, vi è ritornato per rivedere i luoghi dove ha vissuto l'infanzia e l'adolescenza. Durante un escursione ad Adi Quala, a circa 70 chilometri da Asmara, in una piccola chiesa cattolica dedicata a Santa Rita, ha visto una lapide contenente i nomi dei 651 italiani morti della Nova Scotia.
A quella vista riaffiorarono i suoi ricordi. La tragedia aveva colpito
profondamente i numerosi italiani, tra cui i suoi genitori, che
vivevano nella ex-colonia: molti avevano perso qualche parente, altri
amici o conoscenti.
Il Nova Scotia era una nave passeggeri che il
Ministero della Guerra Inglese aveva adibito al trasporto e
all’avvicendamento delle truppe della zona di operazioni in Africa
Settentrionale e nel Medio Oriente. Percorreva la rotta che, partendo
da Durban (Sud Africa) attraversava il canale di Mozambico, l’Oceano
Indiano occidentale e risalendo il Mar Rosso, arrivava fino a Port
Tewfik (Suez) e viceversa.
L’Africa Orientale Italiana (Somalia, Etiopia ed Eritrea, ex A.O.I.)
era ormai caduta sotto l’occupazione militare inglese dal 27 novembre
1941, data della resa di Gondar, e le operazioni militari erano cessate
in questa parte del continente.
Nella ex-colonia Eritrea molti prigionieri di guerra ed internati
civili erano ammassati nei pochi campi di prigionia ivi esistenti,
creando enormi problemi logistici alle autorità militari inglesi, che
decisero di trasferirne un certo numero in Kenia, in India e in Sud
Africa.
Per quest’ultima destinazione venne scelto il piroscafo Nova
Scotia. Nel suo ultimo viaggio, partito da Port Tewfik fece scalo a
Massaua il 14 novembre 1942, dove imbarcò circa 760 prigionieri di
guerra ed internati civili per trasportarli a Durban, da dove avrebbero
raggiunto i campi di prigionia. Tra l’equipaggio inglese, alcuni
militari sudafricani che tornavano a casa in licenza natalizia e gli
italiani, a bordo c’erano circa mille persone.
La mattina del 28 novembre 1942, quando era quasi alla fine del viaggio
(avrebbe raggiunto Durban nel pomeriggio inoltrato), la nave fu colpita
da tre siluri lanciati dall’U-177 e affondò in circa sette minuti.
Persero la vita circa 860 persone, di cui 651 italiani. Sopravvissero
circa 190 persone tra italiani, inglesi e sudafricani salvati
dall'intervento della fregata portoghese Alfonso de Albuquerque che li
trasportò a Lourenço Marques (Maputo) in Mozambico.
In Sud Africa
questo evento è stato ritenuto il più grave disastro navale della loro
storia.
Al rientro in Italia a Mascellari nasce il desiderio di fare
delle ricerche su quell’evento perché non cada nell’oblio. C’erano
tanti interrogativi a cui era necessario rispondere. Ecco allora la
necessità di andare negli archivi, di interrogare i familiari delle
vittime, persone informate dei fatti, navigare in internet per trovare
e raggruppare notizie utili per potere scrivere un libro sull’accaduto.
Ci sono voluti quasi due anni e alla fine, a sue spese, ha pubblicato
il libro. Ha voluto intitolarlo inchiesta perché si è limitato ad
assemblare i fatti, i particolari, le testimonianze dei sopravissuti, i
documenti, lasciando agli storici il commento sul tragico evento.
Chi è interessato ad acquistare il libro può richiederlo all’autore
inviando una mail a:
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