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| BETASOM Alle otto della sera |
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| Scritto da AIDMEN | |
| giovedì 08 gennaio 2009 | |
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Betasom era il nome convenzionale assegnato alla base dei sommergibili italiani a Bordeaux durante la Seconda guerra mondiale: da questo porto i sommergibili italiani parteciparono alla Battaglia dell'Atlantico insieme ai sommergibili tedeschi. Lo scopo di queste conversazioni, dopo una breve introduzione che inquadra i mezzi impiegati e il teatro operativo, è di raccontare le storie dei mezzi navali e degli uomini che li portarono al combattimento, fra questi in particolare Fecia di Cossato , Gazzana Priaroggia, Todaro, Longobardo ed altri. La battaglia dell'Atlantico fu uno dei combattimenti più lunghi e feroci della seconda guerra mondiale, ma abbastanza ignorato in Italia, a parte un ristretto gruppo di cultori della storia navale. A questo scontro, durato per tutto il conflitto e condotto soprattutto dai tedeschi contro le marine alleate, a un certo punto intervennero anche gli italiani, cioè i sommergibili della Regia Marina. A questa battaglia, però, gli italiani a parte il coraggio e la competenza tecnica per la guerra subacquea, non erano molto preparati. Era infatti un quadro strategico molto difficile, sia per condizioni ambientali sia per le contromisure antisommergibili delle marine alleate. A questo combattimento i marinai italiani non si tirarono indietro, affrontando gravi perdite di mezzi e di uomini, ma sempre con l'obiettivo di compiere il proprio dovere, anche contro tutte le difficoltà, non solo materiali ma anche psicologiche, Non erano pochi quelli che sapevano che la guerra che combattevano era comunque persa, ma non ebbero mai esitazioni. Oltre agli uomini citati prima, furono migliaia i marinai che parteciparono a questa battaglia, tutti con lo stesso spirito dei loro comandanti. La storia dei sommergibilisti italiani a Betasom è stata lunga, difficile e ricca di episodi drammatici o coraggiosi, e l'intenzione di questa serie radiofonica è appunto quello di fornire un'idea di quello che fu questo aspetto della storia italiana. Ci furono anche personaggi controversi, come quello del comandante Enzo Grossi che dichiarò di avere affondato due corazzate statunitensi, successi mai ottenuti ma che contribuirono durante la guerra a creare il mito di Betasom, salvo poi, nel dopoguerra, correre il rischio di mortificare l'esperienza umana e il sacrificio di tanti suoi compagni. Vengono raccontate anche le storie del salvataggio dei naufraghi della nave corsara Atlantis, del transatlantico Laconia e delle avventure dei marinai italiani a Singapore. Con queste conversazioni non si esaurisce la storia di questi uomini e di queste navi, ma si offre ad un vasto pubblico la possibilità di conoscere una storia di guerra, ma anche umana, sconosciuta. E' una storia di caduti in guerra, ma anche chi è riuscito a sopravvivere a questa dura battaglia non deve essere considerato un eroe, sarebbe dare loro una patente soprannaturale, che non avevano, e del vile a tutti gli altri combattenti. Erano tutti persone normali, ognuna con il suo coraggio e la sua paura, ma con un notevole senso del dovere e delle loro capacità professionali, che sono cose non da poco. A questa battaglia parteciparono 32 sommergibili italiani e la metà affondò durante la guerra, molti persi in combattimento con tutto l'equipaggio. Altri furono catturati nei porti e alla fine solo uno sopravvisse al conflitto arrendendosi agli inglesi nel settembre 1943. Le logiche di un giudizio etico che sono alla base delle apologie o delle denigrazioni riguardo alla guerra che hanno combattuto, che era senz'altro una guerra sbagliata - ma nessuna guerra è mai giusta - non può essere applicata a questi uomini. Non era loro compito valutare le ragioni di una guerra, erano militari e dovevano obbedire agli ordini. Con queste conversazioni si cerca di narrare una storia, o delle storie, evitando di dare appunto un'impostazione etica al discorso. Altri specialisti faranno esami etici, che non competono agli storici. Raccontare la storia è già difficile di per sé perché la storia non è mai bianca o nera, ha tutte le tonalità del grigio ed era impossibile dire tutto quello che si sarebbe dovuto narrare nel tempo concesso, si è cercato di dare un'idea di quello che è successo a delle navi e a degli italiani, quelli appunto di Betasom.
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